| Il Novecento ha messo definitivamente a rischio la capacità di Venezia di "galleggiare" nella laguna. La città ha cominciato a "imbarcare" acqua sempre più frequentemente e con sempre maggiore intensità. Il livello relativo del suolo si è abbassato di 23 cm rispetto al mare. La marea si è amplificata di altri 8 cm a causa delle profonde modifiche morfologiche intervenute nel bacino lagunare. Per la difesa dalle acque alte è stato ideato un sistema di interventi che prevede la protezione locale delle parti più basse dei centri abitati fino a quote determinate e opere alle bocche di porto che entrano in funzione in caso di maree superiori a +110 cm. | |
| La quota delle maree in laguna sono sempre riferite al mareografo di Punta della Salute, interno al bacino lagunare, e più basso di 23 cm rispetto allo 0.00 IGM, per la perdita altimetrica dell'area lagunare dall'inizio del secolo ad oggi. |
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Con il passare del tempo gli abitati lagunari e il centro storico di Venezia sono sempre più esposti agli allagamenti. Oggi, con una marea + 60 cm di quota, a Venezia l'acqua incomincia a invadere Piazza San Marco, una delle zone più basse della città. Con una marea di + 110 cm il 12 % della città è impraticabile e per camminare bisogna servirsi di passerelle rialzate, disposte lungo percorsi prestabiliti. A Chioggia, un'acqua alta di +120 cm implica la sommersione di tutte le principali vie del centro storico e di quasi tutte le rive e le fondamenta. Le acque alte compromettono la funzionalità urbana e sono fonte di gravi disagi per la popolazione e le attività economiche e del lento, ma inesorabile, degrado del patrimonio artistico e architettonico. |
| All'inizio del 1900 la media degli allagamenti delle parti più
basse della città (calcolata su 100 anni) era di 90 eventi. Oggi è di
3900. I danni che ne conseguono sono insidiosi e per ora invisibili. Fino a oggi si sono affrontati quelli prodotti in passato. E' l'effetto cumulativo che non si è in grado di prevedere pur ravvisandone i sintomi: il degrado delle strutture fisiche avviene dapprima lentamente poi, superate certe soglie, in modo tumultuoso. |
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Nel corso degli anni la frequenza degli eventi di alta marea è aumentata: a Venezia, la media annuale degli eventi uguali o superiori a + 80 cm, è passata da circa 10 casi nella prima metà del Novecento, a oltre 40 casi nella seconda metà, fino a raggiungere quasi 60 casi negli ultimi cinque anni. Il rischio dell'evento estremo. L'alluvione più violenta e drammatica che i veneziani ricordino è quella del 4 novembre 1966, quando l'acqua raggiunse i +194 cm sul mareografo di Punta della Salute. Quel giorno, il mare, sospinto da un forte vento di scirocco, sfondò il litorale a Pellestrina e a S. Pietro in Volta e si riversò in laguna. Venezia, così come gli altri centri lagunari, fu completamente sommersa da un metro d'acqua. I danni furono incalcolabili. Emerse allora la consapevolezza che la sopravvivenza stessa della città non sarebbe mai più stata certa se non si fosse intervenuti per difenderla. |
| All'inizio del 1900, un evento come quello del 1966 aveva un periodo di ritorno di 1000 anni (era cioè quasi impossibile). Lo stesso evento, oggi, può verificarsi ogni 140 anni e con un innalzamento del livello del mare di 20 cm, ogni 40 anni. Dunque, gli eventi estremi non sono più probabilità remote, ma certezze matematiche. L'unica variante indefinita è quando e come si presenteranno. Venezia, infatti, si è infilata nella "fascia intermareale", non ne è più al di sopra come quando fu edificata: una massiccia documentazione statistica sulle acque medio alte ne è la dimostrazione scientifica. | ||
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La subsidenza, ovvero l'abbassamento del livello suolo, nell'area lagunare ha due componenti: una naturale ed una antropica. Il processo naturale in questo secolo ha complessivamente causato una perdita di livello di circa 4 cm, notevolmente aggravata dalla componente antropica, consistita soprattutto nello sfruttamento delle risorse idriche sotterranee, operato per scopi industriali a partire dagli anni Trenta. |
Il prelevamento delle acque di falda ha provocato diminuzione di pressione nel sottosuolo e quindi una compattazione del suolo stesso. La fase più critica di questo processo è iniziata negli anni cinquanta ed è peggiorata fino al 1970, con un abbassamento medio del suolo di oltre 12 cm a Marghera e di 8 cm a Venezia. Da allora si è bloccato lo sfruttamento delle risorse idriche di origine artesiana ed il risultato è stato un rapido incremento di pressione nelle falde con conseguente piccolo, ma importante recupero altimetrico del suolo. L'eustatismo, ovvero la variazione del livello del mare, è legato alle modifiche climatiche del globo terrestre. Durante i periodi freddi, le precipitazioni vengono trattenute sui continenti sotto forma di ghiacci e di conseguenza il livello del mare si abbassa; il contrario avviene nei periodi caldi. Dopo l'ultima glaciazione (circa 15000 anni fa), il riscaldamento dell'atmosfera provocò un sensibile aumento del livello del mare. Nel corso dell'ultimo secolo la risalita eustatica per la città di Venezia, indipendentemente dalla sua subsidenza, è in media 1,27 mm/anno. |
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I più alti livelli di marea dal 1920 ad oggi
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Per poter effettuare valutazioni circa l'evoluzione futura di subsidenza ed eustatismo si possono considerare tre possibili scenari:
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| È l'effetto cumulativo, infatti, che non si può prevedere, pur ravvisandone
i sintomi: il degrado delle strutture avviene dapprima lentamente poi,
superate certe soglie, in modo tumultuoso. Le acque alte rendono inagibili i piani terra, ostacolano l'accesso alle abitazioni e aggrediscono con la risalita salina le murature, non più protette dalla pietra d'Istria, il cui livello è ormai troppo basso rispetto al livello dell'acqua. Anche i più normali interventi di manutenzione nei centri lagunari devono essere pertanto eseguiti con maggiore frequenza. |
| Le conseguenze economiche e sociali hanno come indicatori i disagi e i ritardi procurati al traffico pedonale e al trasporto di merci, il monte ore perduto rispetto agli orari delle attività lavorative e scolastiche e gli ingenti costi per la manutenzione degli edifici e delle strutture urbane. |
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